Cambiando l’ordine degli addendi il risultato cambia

Cambiando l’ordine degli addendi il risultato cambia

Nessuno sceglie un male capendo che è un male, ma ne resta intrappolato se, per sbaglio, lo considera un bene rispetto a un male maggiore.

Epicuro

Ho scritto deliberatamente il titolo così, mi ricordo anche i principi della matematica.

Questa settimana mi sono state fatte analizzare diverse polizze vita, uno strumento molto potente se utilizzato bene.

Se si struttura male il contratto si possono fare grandi pasticci.

Mi riferisco alle polizze vita utilizzate per gestire investimenti, accantonare risparmi o generare rendite.

Quelle che servono per erogare capitali in caso di morte, o per coprirsi dai rischi di infortuni, malattie, perdita di autosufficienza, ecc… lasciamole un attimo da parte.

Parliamo di quelle che alcuni di voi possono averle sentite nominare come unit, gestioni separate, ibride, ramo primo, ramo terzo.

Possono essere sottoscritte sia da persone fisiche sia da persone giuridiche, come ad esempio società e fondazioni.

La loro struttura permette una grande flessibilità sulla destinazione e il conferimento dei capitali, bisogna sapersi muovere bene nel definire i ruoli dei soggetti in campo.

Offrono la possibilità di accantonare risparmi per i nipoti, evitare tasse di successione, definire la distribuzione del capitale tra gli eredi.

Ma anche tutelare società e soci, eredi dei soci, ecc…

Insomma, oltre a beneficiare di interessanti effetti fiscali, questi sono strumenti agili ed efficaci per definire rapporti patrimoniali.

Vanno impostati bene.

Chi è chi?Chi fa cosa?

 

Definire i ruoli e i soggetti coinvolti è il punto fondamentale.

Contrattualmente ci sono tre grandi protagonisti: il contraente, l’assicurato e il beneficiario (caso morte).

Il contraente fondamentalmente è il proprietario del contratto, colui che mette i soldi.

A ricoprire questo ruolo possono essere tanto le persone fisiche quanto quelle giuridiche.

L’ assicurato è l’individuo verso cui si è assicurato il rischio, tipicamente la morte, se si verifica l’evento la polizza viene liquidata.

Il beneficiario caso morte (si potrebbe definire anche quello caso vita, ma sono situazioni residuali) è colui che incassa la prestazione in caso di sinistro.

Muore B assicurato, incassa C beneficiario.

I beneficiari possono essere tanto persone fisiche quanto giuridiche.

Tutto chiaro?! Ma…di errori ne vedo tanti.

ERRORI?

Il più classico avviene nel nobile tentativo di tanti nonni che vogliono accantonare risparmi per i nipoti: li designano come beneficiari della polizza, stipulano come contraenti e indicano come assicurato un genitore.

Ipotizziamo che muoiano i nonni, cosa accade?

La polizza continua ad esistere, va in successione e ne diventano titolari gli eredi del nonno/a.

Sì, gli eredi, finisce in dichiarazione di successione, e se il nonno/a ha più figli tutti hanno ugual diritto sul contratto.

I nipoti, per i quali era stata stipulata polizza? Avrebbero beneficiato del capitale/rendita solo se fosse morto il genitore, morendo il nonno tutto dipende dal buon cuore dei genitori, e in alcuni casi anche degli zii.

Per le società il rapporto contraente – assicurato – beneficiario è uguale, qui bisogna aver bene chiaro in mente chi si vuole tutelare nel caso in cui muoia l’assicurato.

Parlo con particolare riferimento a due situazioni ben distinte: le polizze per accantonare il trattamento di fine mandato e quelle per investire i capitali della società.

Un altro discorso andrebbe fatto per le polizze stipulate per tutelare i soci superstiti nel caso della morte di alcuni personaggi chiave.

Delle volte basta portare delle semplici modifiche ai contratti per sistemare gli errori, altre volte bisogna completamente rifarli.

Portateli con voi al prossimo incontro, e verifichiamoli assieme.
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